LOGO
Matricola:
Password:
Entra
Cerca

L'origine della Compagnia risale al Medioevo, e precisamente al 11 Giugno 1340, data in cui è stata ufficialmente costituita la Compagnia dei Caravana, alla quale era riservato il facchinaggio delle merci soggette a dogana.

La storia della Compagnia è da quel momento e sino ai giorni nostri legata a due fattori contrastanti: da un lato, le esigenze del porto e della merce, che richiedevano una forza lavoro disponibile e flessibile e nello stesso tempo affidabile, professionalmente preparata e organizzata per far fronte ad un lavoro molto vario e spesso imprevedibile; dall’altro, il potere contrattuale assunto dai lavoratori per autonomia, capacità critica, grande forza organizzativa, che finiva per preoccupare il padronato, il quale giornalmente tentava di ridurne il ruolo, mettendo in difficoltà quegli stessi lavoratori che gli erano per altri versi indispensabili. 

La Compagnia dei Caravana resiste sostanzialmente immutata durante i secoli, mantenendo un forte potere contrattuale che le consente di sopravvivere anche quando, nel 1800, il governo scioglie per decreto tutte le corporazioni presenti nei porti e si ritorna alla " libera scelta ", ossia alla chiamata giornaliera a discrezione dei cosiddetti "confidenti" degli armatori, che ricattano e taglieggiano i lavoratori e impongono salari bassissimi e orari disumani.
E’ del 1876 il primo processo a Genova contro una di queste organizzazioni di prepotenti, che si chiude con lievi condanne, ma rende più consapevoli i lavoratori della necessità di organizzarsi in modo collettivo.
Iniziano lotte, scioperi e manifestazioni che portano, ai primi del 900, alla costituzione delle prime forme di organizzazione sindacale (la Camera del Lavoro) e alla nascita nel porto di leghe e cooperative che ricalcano le forme collettive delle antiche Compagnie. 

Su quest’onda di crescita del movimento operaio e sulla necessità di introdurre nuove regole, nasce a Genova nel 1903 il CAP - Consorzio Autonomo del Porto (ora Autorità Portuale di Genova) che assegna un governo pubblico alla portualità genovese. 

Nel 1912 si sviluppa una lunga e aspra lotta contro la "libera scelta" e nel 1913 si forma il Sindacato Italiano delle Organizzazioni Portuali, alla cui fondazione contribuiscono in modo determinante i genovesi P.Chiesa e L.Calda.
Nel 1918 le associazioni cooperativistiche dei lavoratori (Ente Cooperativo Caricatori e Scaricatori Merci Varie, Coop. Generale Facchini e Coop. Chiattaioli) assumono la gestione diretta delle operazioni di sbarco e imbarco e segnano un decisivo passo avanti per l’organizzazione ed il potere contrattuale dei lavoratori. 

Con l’avvento del fascismo, le associazioni operaie vengono sciolte. I lavoratori portuali danno un enorme apporto alla lotta antifascista a Genova e, contribuendo in modo determinante allo sminamento e al salvataggio del porto, scrivono una pagina gloriosa della Resistenza nella nostra città. 

Le lotte dei lavoratori sono determinanti per l’affermazione del principio della "riserva del lavoro" sancito dall’art.110 del Codice della Navigazione, che rimarrà in vigore fino all’emanazione della legge 84/94.
Alla fine della guerra viene costituita in data 1.3.1946 la C.U.L.M.V., Compagnia Unica fra i lavoratori delle Merci Varie, che raggruppa tutte le varie Compagnie e gruppi organizzati che svolgono attività nell’ambito operativo delle merci varie. 

Come nel passato, la Compagnia, fondamentale per la sua attività, ma temuta dal padronato per le sue caratteristiche di forte e compatta organizzazione operaia autogestita, dovrà costantemente lottare per mantenere i propri spazi operativi ed organizzativi e per garantirsi migliori condizioni di lavoro, di salario, di assistenza contributiva e antinfortunistica, di normativa contrattuale. 

Nello stesso tempo la Compagnia costituisce un punto di riferimento per il movimento di classe, intervenendo direttamente a sostegno dei popoli che lottano per la libertà, l’emancipazione, il riscatto civile, offrendo solidarietà alle categorie operaie in lotta per il rinnovo dei contratti e per il miglioramento delle condizioni di vita, contribuendo massicciamente alla sollevazione di Genova contro il tentativo di tenere il congresso dei fascisti il 30 Giugno 1960. 

Nel corso degli anni, mentre cambiano in modo radicale e rapido le tecnologie, gli imballaggi e le condizioni di lavoro, la Compagnia opera costantemente per adeguarsi al cambiamento e per rispondere alle esigenze operative e commerciali del porto, costituendo un proprio parco di mezzi meccanici, specializzando al massimo i lavoratori alla guida dei nuovi mezzi di sollevamento e movimentazione, migliorando e aggiornando il proprio quadro tecnico, che costituisce la spina dorsale dell’intero ciclo del lavoro. 

A causa della flessione occupazionale, determinata dall’introduzione di nuove tecnologie, e della incapacità istituzionale di affrontare e gestire la fase di transizione, si apre un periodo di crisi profonda agli inizi degli anni ‘80, che impegna i portuali della CULMV da un lato in lotte durissime per la tutela dell’occupazione e dall’altro sul piano progettuale, per individuare una prospettiva di sviluppo che, sulla base di una solida tradizione associativa e autogestita , individui nuovi concetti e nuove risorse fondati sulla centralità del lavoro. 

Si apre così il periodo (1984-86) della presidenza di D’Alessandro al CAP, che consente 1000 giorni di pace operativa, di rilancio del porto e di ripresa dei traffici. 

Il rapporto di collaborazione viene interrotto nell’87, per i mutati equilibri politici e per la pressione di interessi diversi e si apre una lunga fase in cui la Compagnia deve porre in campo tutta la sua capacità organizzativa, la sua compattezza e la sua unità per contrastare l’attacco padronale ormai esplicito, finalizzato ad eliminarla per aprire i porti alla deregolamentazione totale e al liberismo più selvaggio e distruttivo. 

Questo processo, iniziato con il commissariamento della Compagnia nel 1987, culmina con i decreti Prandini del gennaio ’89, che aboliscono ogni forma di regole nei porti, per aprire la strada ad interessi clientelari e per smantellare le organizzazioni dei lavoratori. 

La Compagnia, che ha ben chiara la portata di questo attacco, si batte praticamente da sola per impedirne l’attuazione e dà una risposta esemplare per compattezza e lucidità, attuando un anno intero di scioperi e collettivizzando il salario, suddiviso in parti uguali fra tutti i soci. 

La lotta è direttamente gestita dall’assemblea permanente dei lavoratori, che revoca in quella fase la delega al sindacato e che viene congiuntamente rappresentata dal Consiglio di Amministrazione e dal Consiglio dei Delegati. 

Due grandissime manifestazioni vedono scendere in piazza a fianco dei portuali gran parte del mondo del lavoro genovese ed una massiccia rappresentanza studentesca, 

La situazione riceve una svolta decisiva con l’accordo che la Compagnia firma in Prefettura con l’armatore Grimaldi, con il quale la Compagnia riacquisisce per accordo diretto con l’utenza il ruolo che le è stato tolto sul piano amministrativo. 

Ciò apre la strada ad altre intese e ad un accordo-tregua siglato la notte di Capodanno del 1990 con il CAP di Genova. 

Nel periodo successivo la Compagnia comincia ad elaborare e a proporre il "sistema Genova", cioè un nuovo assetto gestionale, basato sulle caratteristiche e l’esperienza del porto di Genova, nel quale la Compagnia autogestita dovrebbe svolgere un ruolo centrale come impresa di servizi orizzontale nel porto. 

Nel 1994, dopo una lunga serie di decreti che ne anticipavano in parte i contenuti, viene emanata la legge n° 84 di riordino in materia portuale , che sarà poi completata con le integrazioni della legge 186/2000. 

Questa legge è una pessima legge, che, in nome del liberismo, 

toglie alle Compagnie la "riserva" (cioè l’esclusiva) del lavoro, 

le priva della loro entità giuridica, 

spezzetta e spacca il ciclo portuale 

mira alla cancellazione delle Compagnie, frazionandole in segmenti diversi, obbligati a scegliere tra la mera manovalanza e l’esecuzione di servizi in un quadro di concorrenza privo di regole. 

Pur dentro questo pesantissimo quadro normo-legislativo, la Compagnia opera costantemente per salvaguardare se stessa e le sue prerogative fondamentali e per non vanificare anni di lotte e di esperienza. 

Nonostante l’attacco di cui è fatta oggetto, essa riesce nella sostanza a mantenere uno Statuto che le consente di salvaguardare tutte le sue caratteristiche costitutive di organizzazione operaia autogestita. 

Per ottenere ciò, la Compagnia deve superare difficoltà politiche e procedurali durate quasi due anni, ma alla fine l’omologa del nuovo Statuto viene ottenuta ed i soci lo approvano all’unanimità nell’assemblea del 18.03.1995. 

L’atto successivo della Compagnia è quello di ricercare con tenacia e convinzione un accordo, basato sull’esperienza genovese, con i terminalisti e con l’Autorità Portuale per definire il quadro dell’organizzazione del lavoro nel porto di Genova per il prossimo futuro, 

L’accordo raggiunto, e siglato il 13.12.2002, ha un’importanza enorme per la Compagnia e per il nostro scalo: per 20 anni infatti l’assetto del porto viene definito assegnando alla Compagnia Unica ( e alla Compagnia P.Chiesa per quanto riguarda il settore rinfuse) la funzione di unico soggetto autorizzato – oltre l’organico fisso dei terminals – a fornire prestazioni e servizi legati al ciclo portuale. 

L’accordo prevede anche la reintroduzione di una regolamentazione del lavoro portuale da parte dell’Autorità Portuale di Genova. 

Ora la Compagnia deve strutturarsi attraverso una propria riforma interna, per adeguarsi alle nuove esigenze del porto e per dare continuità e solidità all’accordo, salvaguardando e valorizzando quelli che sono da sempre i suoi punti cardine: - l’autogestione - un salario dignitoso – la continuità occupazionale – il mantenimento di aspetti di socialità interna. 

Tutto questo deve essere elaborato e concretizzato dai soci, attraverso l’analisi, il confronto e la discussione, nel pieno esercizio della loro autonomia ed autogestione.

© 2020 Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie Paride Batini - Porto di Genova - info@compagniaunica.it - P.IVA 00270270101 - Credits